Piracy Shield: Anatomia di un Fallimento Annunciato

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Network Caffé

12/21/202513 min leggere

Piracy Shield:

Anatomia di un Fallimento Annunciato

Quando chi scrive le leggi non capisce cosa sta regolamentando

Il momento in cui il re si è scoperto nudo

Sabato 19 ottobre 2024, ore 18:56. Mentre Juventus e Lazio si affrontano all'Allianz Stadium, milioni di italiani scoprono improvvisamente di non poter più accedere a Google Drive.

Non c'è stato un attacco hacker. Non c'è stata un'interruzione dei servizi di Google. C'è stato Piracy Shield: la piattaforma antipirateria italiana, nel tentativo di bloccare uno stream illegale della partita, ha oscurato per errore drive.usercontent.google.com, il dominio necessario per scaricare qualsiasi file da Google Drive.

Per quasi sei ore, studenti, professionisti, aziende e istituzioni pubbliche che utilizzano Google Workspace sono rimasti tagliati fuori dai propri documenti. L'unica fortuna? Era un sabato sera. Se fosse accaduto di lunedì mattina, il danno economico sarebbe stato incalcolabile.

Quell'incidente risale a oltre un anno fa. Da allora, cosa è cambiato? Sostanzialmente nulla. O meglio: il sistema è stato esteso, potenziato e ha continuato a causare danni. La Commissione Europea ha formalmente contestato la compatibilità di Piracy Shield con il diritto comunitario. Aziende tecnologiche hanno abbandonato il mercato italiano. E i legislatori? Hanno raddoppiato la posta.

Questo articolo è il tentativo di spiegare, a chi decide e a chi subisce perché il Piracy Shield non è un sistema imperfetto da migliorare, ma un sistema concettualmente sbagliato che dimostra una profonda incomprensione di come funziona Internet nel 2025.

Cos'è Piracy Shield e come funziona (in teoria)

Piracy Shield è una piattaforma automatizzata gestita dall'AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) per contrastare la pirateria online, in particolare lo streaming illegale di eventi sportivi, quello che in gergo viene chiamato "pezzotto".

Il funzionamento, sulla carta, è semplice:

  1. Un titolare di diritti (DAZN, Sky, Lega Serie A) identifica uno stream illegale

  2. Segnala sulla piattaforma l'indirizzo IP o il dominio incriminato

  3. Gli Internet Service Provider italiani ricevono l'ordine di blocco

  4. Entro 30 minuti, l'accesso viene oscurato a livello DNS e/o IP

La piattaforma è stata sviluppata da SP Tech, una startup milanese collegata allo Studio Legale Previti, su commissione della Lega Serie A. È stata poi "donata" all'AGCOM nel luglio 2023, che l'ha resa operativa dal 1° febbraio 2024.

La base normativa è la Legge 93 del 14 luglio 2023, approvata — dettaglio non irrilevante — all'unanimità sia alla Camera che al Senato. Nessun voto contrario. Zero.

Nel corso del 2024 e 2025, il sistema è stato progressivamente esteso: prima solo eventi sportivi live, poi film, serie TV, musica e programmi di intrattenimento. A dicembre 2025, Piracy Shield ha superato le 55.000 risorse bloccate tra domini e indirizzi IP.

Perché tecnicamente è Concettualmente Sbagliato

Per chi lavora nel settore IT, le criticità del Piracy Shield erano evidenti fin dalla sua concezione. Non si tratta di dettagli tecnici opinabili: si tratta di incomprensione fondamentale di come funziona Internet nel 2025.

Il problema degli indirizzi IP: non è come pensate

Chi ha scritto questa legge sembra immaginare che un indirizzo IP sia come un numero civico: un indirizzo, un edificio, un occupante. La realtà è completamente diversa.

Nessun sito serio usa "un IP". Qualsiasi infrastruttura professionale, da un e-commerce a un giornale online, da una banca a un servizio cloud, utilizza:

  • Subnet: blocchi di indirizzi IP (una /24 contiene 256 indirizzi, una /16 ne contiene 65.536). I grandi servizi ne usano migliaia.

  • Anycast: lo stesso indirizzo IP viene annunciato da datacenter diversi in tutto il mondo. Quando ti connetti a 8.8.8.8 (Google DNS), non stai raggiungendo un singolo server ma uno dei tanti nodi geograficamente distribuiti.

  • Load balancing: il traffico viene distribuito su pool di server con IP multipli che cambiano dinamicamente.

  • CDN con IP rotanti: Cloudflare, Akamai, Fastly assegnano e riassegnano IP continuamente in base al carico e alla geografia.

Quando il Piracy Shield blocca "un IP di Cloudflare", sta bloccando un indirizzo che potrebbe essere condiviso da decine di migliaia di siti completamente legittimi. È come bombardare un intero quartiere per colpire un appartamento.

High Availability: il blocco è già obsoleto quando viene applicato

Qualsiasi infrastruttura seria, legale o illegale, implementa l'High Availability (HA). Significa:

  • Failover automatico: se un server/IP diventa irraggiungibile, il traffico viene reindirizzato automaticamente su un altro

  • DNS con TTL bassi: i record DNS possono essere aggiornati in minuti o secondi

  • Infrastruttura geograficamente distribuita: server in paesi diversi, provider diversi, subnet diverse

I 30 minuti di Piracy Shield sono un'eternità. Un operatore IPTV minimamente competente può:

  1. Rilevare il blocco in tempo reale

  2. Switchare su un IP di backup

  3. Aggiornare i DNS

  4. Essere di nuovo online prima che il blocco sia completamente propagato

Il risultato? Il Piracy Shield blocca l'IP A, il pirata è già sull'IP B, gli utenti legittimi che usavano servizi sull'IP A restano bloccati. Danno collaterale massimo, efficacia zero.

IPv6: il sistema è già obsoleto

E qui arriviamo al punto che nessuno dei legislatori sembra aver considerato: IPv6.

IPv4, il protocollo su cui si basa Piracy Shield, ha uno spazio di circa 4,3 miliardi di indirizzi. Sono tanti, ma finiti e infatti sono praticamente esauriti, motivo per cui esistono i NAT e gli IP condivisi.

IPv6 ha uno spazio di 2^128 indirizzi. Per dare un'idea: una singola subnet /64 (l'allocazione standard per un utente finale) contiene 18.446.744.073.709.551.616 indirizzi. Diciotto quintilioni.

Con IPv6:

  • Ogni dispositivo può avere il proprio indirizzo IP pubblico univoco

  • Le subnet sono così vaste che le blacklist diventano tecnicamente impossibili da mantenere

  • Un operatore pirata può generare nuovi indirizzi più velocemente di quanto qualsiasi sistema possa bloccarli

  • Le tecniche di rotazione degli indirizzi rendono il tracciamento praticamente impossibile

L'adozione di IPv6 in Italia è in crescita costante. L'Italia sta investendo risorse in un sistema di blocco basato su IPv4 mentre il mondo migra verso IPv6. È come costruire una rete di pedaggi autostradali mentre tutti iniziano a usare droni per spostarsi.

Il blocco DNS: una soluzione anni '90

Il blocco DNS, impedire la "traduzione" del nome di un sito nel suo indirizzo IP, era già una misura debole vent'anni fa. Oggi è quasi inutile.

Aggirarlo richiede 30 secondi: basta configurare DNS alternativi (Quad9, OpenDNS, NextDNS o uno qualsiasi dei DNS pubblici non italiani). Nel 2025, dopo che Google ha accettato di collaborare con AGCOM applicando i blocchi anche sui DNS 8.8.8.8, resta comunque un oceano di alternative.

Ma c'è di più: le applicazioni moderne spesso usano DNS-over-HTTPS (DoH) o DNS-over-TLS (DoT), protocolli che criptano le richieste DNS rendendole invisibili agli ISP. Firefox, Chrome, Android e iOS supportano tutti queste tecnologie nativamente. Il blocco DNS di Piracy Shield non può nemmeno vedere queste richieste, figuriamoci bloccarle.

L'assenza di controllo umano: il vero scandalo

Ma il problema più grave non è tecnico: è procedurale. I blocchi vengono eseguiti automaticamente, senza alcuna verifica preventiva. L'algoritmo non distingue tra un sito pirata e Google Drive. Non verifica se l'indirizzo IP segnalato ospita anche servizi legittimi. Non c'è un essere umano che controlli prima di premere il pulsante.

Il motivo? I 30 minuti. Per rispettare la finestra temporale richiesta dalla legge, non c'è tempo per verifiche. Si blocca prima e si pensa dopo, se si pensa.

Nessun Security Operations Center serio opererebbe così. Nessun sistemista con un minimo di esperienza accetterebbe di bloccare risorse di rete senza verificare cosa sta bloccando. Ma Piracy Shield lo fa migliaia di volte, automaticamente, senza supervisione.

In sintesi: un sistema progettato da chi non capisce Internet

Piracy Shield si basa su premesse tecniche sbagliate:

  • Presume che gli IP siano statici e univoci (falso)

  • Presume che un sito = un IP (falso, esistono subnet, HA, load balancing)

  • Presume che i blocchi siano efficaci nel tempo (falso, failover in minuti)

  • Presume che IPv4 sia il futuro (obsoleto)

  • Presume che il DNS non sia aggirabile (ridicolo nel 2025)

  • Presume che 30 minuti siano sufficienti per i pirati ma non per verifiche (assurdo)

Non è un sistema imperfetto. È un sistema concettualmente sbagliato, costruito su una comprensione di Internet che forse era valida nel 1998. Nel 2025, è l'equivalente digitale di cercare di fermare le email vietando i piccioni viaggiatori.

Il catalogo dei disastri: quasi due anni di "danni collaterali"

L'incidente di Google Drive non è stato il primo, né l'ultimo. Ecco una cronologia dei principali blocchi errati documentati in quasi due anni di operatività:

Febbraio 2024: Cloudflare

A meno di un mese dall'attivazione, Piracy Shield blocca l'indirizzo IP 188.114.97.7 di Cloudflare. Risultato: decine di migliaia di siti legittimi improvvisamente inaccessibili — charity, scuole, forum, piccole aziende.

Cloudflare risponde inviando email a tutti i propri clienti colpiti, invitandoli a presentare reclamo formale all'AGCOM per documentare i danni.

La reazione dell'AGCOM? Il commissario Massimiliano Capitanio definisce le notizie sui blocchi errati "fake news". Il presidente Lasorella dichiara che "non sono arrivati reclami". Salvo poi, durante un'audizione alla Camera, ammettere che ci sono state "criticità operative".

Febbraio 2024: Zenlayer

Sempre nel primo mese, vengono bloccati indirizzi IP del CDN statunitense Zenlayer. A ottobre 2024, alcuni di questi risultavano ancora bloccati.

Agosto 2024: Le pagine di blocco bloccate

La situazione raggiunge livelli kafkiani quando Piracy Shield blocca gli indirizzi IP che ospitano le pagine di avviso di TIM e Tiscali. Quelle pagine che dovrebbero apparire per informare l'utente che un sito è stato bloccato? Bloccate anche loro.

È come se un vigile avesse messo una transenna sulla strada che porta al commissariato.

Ottobre 2024: Imperva

Il 19 ottobre 2024, lo stesso giorno del blocco di Google Drive, viene oscurato anche un IP di Imperva, un servizio di protezione per siti web utilizzato da alcune delle maggiori aziende e istituzioni italiane: Vodafone, Open Fiber, Mediolanum, Banca Ifis, Generali, Enel, Ticketmaster.

Ottobre 2024: Google Drive

L'incidente più eclatante, già descritto. La causa? Una segnalazione errata di DAZN. AGCOM ha emesso una diffida contro DAZN, ma il blocco è avvenuto comunque. Il sistema ha funzionato esattamente come progettato ed è questo il problema.

Chi c'è dietro: un intreccio di conflitti di interesse

Per comprendere come una legge così tecnicamente inadeguata sia potuta passare all'unanimità, bisogna guardare a chi l'ha scritta e a chi ne beneficia.

Claudio Lotito: senatore, presidente, legislatore

Uno dei principali autori della Legge 93/2023, nonché delle successive modifiche, è il senatore Claudio Lotito di Forza Italia. Lo stesso Claudio Lotito che è presidente della Lazio e che è stato consigliere federale della Lega Serie A.

Durante la discussione al Senato, Lotito ha dichiarato che la legge "porterà dei ricavi importanti". Aveva ragione: porterà ricavi importanti alle squadre di calcio di cui lui stesso fa parte. È difficile immaginare un conflitto di interessi più esplicito.

A maggio 2025, durante una conferenza stampa sulla lotta alla pirateria, Lotito ha rivendicato: "C'è una legge promossa dal sottoscritto che sta portando grandi risultati."

SP Tech e lo Studio Previti

La piattaforma è stata sviluppata da SP Tech, una startup che fa capo allo Studio Legale Previti — lo stesso studio noto per la sua specializzazione in diritto d'autore e proprietà intellettuale, e per i suoi legami storici con il mondo Fininvest/Mediaset.

In sostanza: i beneficiari della legge (Lega Serie A) hanno commissionato la piattaforma, l'hanno fatta sviluppare da uno studio legale collegato ai propri interessi, e hanno fatto approvare la legge da un parlamentare che è contemporaneamente presidente di una squadra di Serie A.

La Commissione Europea, nella sua lettera del giugno 2025, ha esplicitamente segnalato il "potenziale conflitto d'interessi legato alla società SP Tech, sviluppatrice del sistema e controllata da soggetti titolari di diritti audiovisivi".

I "segnalatori attendibili"

Chi può caricare segnalazioni su Piracy Shield? Solo i "segnalatori attendibili" accreditati da AGCOM. Attualmente, questi includono DAZN, Sky, la Lega Serie A, la Lega Serie B, RTI (Mediaset), e la FAPAV (Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi).

Le stesse aziende private che beneficiano dei blocchi sono quelle autorizzate a richiederli. Non esiste controllo preventivo da parte di AGCOM. Non esiste responsabilità effettiva per i segnalatori in caso di errore. Non esiste sanzione proporzionata per l'overblocking.

L'Europa interviene: "Viola il Digital Services Act"

Il 13 giugno 2025, la Commissione Europea ha inviato una lettera formale al Ministro degli Esteri Antonio Tajani, firmata dal Direttore Generale Roberto Viola. Il contenuto è inequivocabile: Piracy Shield potrebbe non essere conforme al Digital Services Act (DSA).

Le criticità evidenziate da Bruxelles sono molteplici:

Mancanza di proporzionalità: i blocchi vengono eseguiti in 30 minuti, ma le procedure di sblocco richiedono giorni. Chi subisce un blocco errato ha 5 giorni per presentare reclamo, e AGCOM ha 10 giorni per valutarlo. Nel frattempo, il blocco resta attivo.

Assenza di controlli preventivi: non esistono meccanismi adeguati per prevenire l'overblocking. Il sistema non prevede verifiche umane prima dell'esecuzione.

Metodo "rozzo e grezzo": la Commissione ha definito così il blocco a livello di DNS e IP, sottolineando che non rispetta i requisiti procedurali del DSA.

Rischio per la libertà di espressione: blocchi rapidi e automatici possono equivalere a una negazione di servizio, con ripercussioni sulla libertà di informazione garantita dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell'UE.

Base giuridica dubbia: il DSA non fornisce una base giuridica per ordini di blocco unilaterali emessi da autorità amministrative nazionali senza adeguate garanzie procedurali.

Christian Dawson, direttore esecutivo della i2Coalition, ha sintetizzato: "Il numero di problemi che stiamo vedendo con Piracy Shield è notevole. Vogliamo che il resto d'Europa lo veda come un modello di cosa non fare."

L'Italia dovrà notificare a Bruxelles il testo finale della normativa per dimostrare di aver recepito i rilievi europei. Al momento in cui scriviamo, questo non è ancora avvenuto.

Le vittime collaterali: chi ha già lasciato l'Italia

L'impatto di Piracy Shield va oltre gli incidenti puntuali. Il sistema sta rendendo l'Italia un ambiente ostile per le aziende tecnologiche.

AirVPN: addio

Il 19 febbraio 2024, pochi giorni dopo l'attivazione di Piracy Shield, AirVPN ha annunciato la sospensione del servizio per i residenti in Italia. La motivazione, pubblicata sul forum ufficiale:

"I requisiti sono troppo onerosi per AirVPN, sia dal punto di vista economico che tecnico. Sono incompatibili con la nostra missione. Aprono la strada a blocchi diffusi in tutti i settori dell'attività umana e a possibili interferenze con i diritti fondamentali. Mentre in passato ogni singolo blocco veniva attentamente valutato sia dalla magistratura che dalle autorità, ora ogni controllo è completamente perduto."

AirVPN non era un servizio utilizzato principalmente per la pirateria. Era uno dei VPN più rispettati per la privacy e la sicurezza, utilizzato da giornalisti, attivisti e professionisti. La sua uscita dal mercato italiano è un segnale inquietante di come la normativa stia rendendo l'Italia un ambiente ostile per i servizi che proteggono la privacy degli utenti.

Cloudflare: la denuncia agli USA

Nel novembre 2025, Cloudflare ha formalmente denunciato Piracy Shield all'USTR (Office of the United States Trade Representative), chiedendo che il sistema venga riconosciuto come una barriera al commercio internazionale.

Nel suo rapporto, Cloudflare descrive Piracy Shield come un meccanismo che "colpisce in modo sproporzionato i fornitori di tecnologia statunitensi" e crea "un ambiente digitale instabile che scoraggia le imprese straniere".

I costi per gli ISP: 10 milioni all'anno

Gli Internet Service Provider italiani hanno presentato il conto: 10 milioni di euro all'anno. Questo è il costo stimato per adeguarsi agli obblighi del Piracy Shield: adeguamenti infrastrutturali, personale dedicato, gestione dei rischi legali.

Costi che non vengono rimborsati. Costi che, inevitabilmente, finiranno per ricadere sugli utenti finali attraverso aumenti delle tariffe.

Nel frattempo, la piattaforma è stata finanziata con soldi pubblici: 2,64 milioni di euro nel 2024 per la sola infrastruttura cloud, più i costi di gestione AGCOM. Un sistema pagato dai contribuenti per proteggere gli interessi economici della Lega Serie A.

Il vero problema: l'analfabetismo digitale di chi decide

Piracy Shield non è un incidente. È un sintomo.

È il sintomo di una classe dirigente che legifera su tecnologie che non comprende. Che approva leggi scritte dai lobbisti delle industrie che quelle leggi dovrebbero regolamentare. Che confonde la repressione con la soluzione.

Quando un legislatore propone di bloccare indirizzi IP senza capire che un IP può essere condiviso da milioni di siti, dimostra di non sapere cosa sia un indirizzo IP. Quando si progetta un sistema automatizzato senza controllo umano per bloccare risorse su Internet, si dimostra di non capire cosa sia Internet. Quando si ignora l'esistenza di IPv6, di HA, di failover, di DoH, si dimostra di vivere in un mondo tecnologico che non esiste più da vent'anni.

Il problema non è solo l'ignoranza tecnica. È la presunzione di poter applicare logiche del mondo fisico al mondo digitale. Bloccare un sito non è come chiudere un negozio. Oscurare un indirizzo IP non è come sequestrare un magazzino. Internet non funziona così.

E quando questa ignoranza viene combinata con interessi economici privati, conflitti di interesse palesi e totale assenza di dibattito tecnico, il risultato è il Piracy Shield.

Lo schema si ripete

Non è la prima volta che l'Italia produce normative digitali inadeguate. Non sarà l'ultima e sarebbe ingenuo pensare che il problema sia solo italiano.

L'Europa stessa vive di normative scollegate dalla realtà. L'AI Act è un regolamento scritto da giuristi che non hanno mai addestrato un modello, con categorie di rischio arbitrarie e requisiti che rischiano di soffocare l'innovazione europea mentre USA e Cina corrono avanti.
Il Chat Control, la proposta di scansione automatica di tutti i messaggi privati in stile 1984, dimostra che anche Bruxelles può produrre mostri normativi degni di uno stato di sorveglianza. La regolamentazione del settore automotive ha affossato l'industria europea con target ideologici scollegati dalla realtà industriale, regalando quote di mercato alla Cina.

Lo schema è sempre lo stesso, a tutti i livelli: chi scrive le leggi non capisce cosa sta regolamentando.

Nel caso di Piracy Shield, l'Italia ha prodotto una legge che persino l'Europa — con tutti i suoi problemi — considera potenzialmente illegale. È un risultato quasi impressionante: riuscire a essere bocciati da chi ha partorito il Chat Control.
La differenza? L'Europa almeno finge di consultare gli esperti prima di ignorarli. In Italia, gli esperti non vengono nemmeno invitati al tavolo. La legge viene scritta dai lobbisti, approvata all'unanimità, e quando si scopre che non funziona si raddoppia la posta.

Cosa dovrebbe accadere (ma probabilmente non accadrà)

Se l'obiettivo fosse davvero contrastare la pirateria in modo efficace, le soluzioni esistono:

Rendere i contenuti accessibili e convenienti: La pirateria prospera dove l'offerta legale è frammentata, costosa o scomoda. In paesi dove lo streaming legale è accessibile e ragionevolmente prezzato, la pirateria è marginale. In Italia servono 4-5 abbonamenti diversi per vedere tutto lo sport. Non è un problema tecnologico: è un problema di mercato.

Colpire l'organizzazione criminale, non l'infrastruttura: Le reti IPTV illegali sono organizzazioni criminali. Vanno contrastate con indagini, arresti, sequestri — non con blocchi DNS che durano 30 minuti prima che i pirati cambino server.

Consultare chi capisce la tecnologia: Prima di approvare leggi su Internet, sarebbe opportuno ascoltare ingegneri, esperti di sicurezza, operatori di rete. Non i lobbisti delle pay-TV. Non i senatori proprietari di squadre di calcio.

Introdurre responsabilità per l'overblocking: Se un segnalatore causa il blocco di servizi legittimi, dovrebbe risponderne economicamente. Questo incentiverebbe verifiche più accurate.

Ma nulla di tutto questo accadrà. Perché richiederebbe ammettere che la legge attuale è sbagliata. Richiederebbe contraddire gli interessi della Lega Serie A. Richiederebbe competenza tecnica e volontà politica.

Conclusione: il prezzo dell'incompetenza

A dicembre 2025, Piracy Shield ha quasi due anni di operatività. Ha bloccato oltre 55.000 risorse. Ha causato danni documentati a servizi legittimi usati da milioni di persone. Ha spinto aziende tecnologiche ad abbandonare il mercato italiano. Ha attirato una formale contestazione della Commissione Europea. Ha dimostrato, ripetutamente, di non essere in grado di distinguere tra un sito pirata e Google Drive.

E la risposta dei legislatori? Estendere il sistema a più contenuti. Aumentare le sanzioni. Raddoppiare la posta su una scommessa già persa.

Aaron Swartz, il programmatore e attivista citato nella homepage di Network Caffè, scrisse nel suo Guerilla Open Access Manifesto: "L'informazione è potere. Ma come ogni tipo di potere, c'è chi vuole impadronirsene."

Piracy Shield è esattamente questo: un tentativo di controllare l'informazione attraverso infrastrutture che non si comprendono, con strumenti inadeguati, a beneficio di pochi.

La lotta alla pirateria è legittima. Ma non a qualsiasi costo. Non sacrificando l'affidabilità dell'infrastruttura digitale. Non concedendo a privati il potere di censurare Internet senza controllo giudiziario. Non fingendo che blocchi DNS e IP possano risolvere un problema che è prima di tutto economico e culturale. Non costruendo sistemi già obsoleti nel momento in cui vengono attivati.

L'Italia non ha bisogno di leggi più repressive. Ha bisogno di legislatori più competenti.

E finché chi scrive le leggi su Internet non capirà come funziona Internet, continueremo a pagare il prezzo della loro incompetenza. Un blocco errato alla volta.

Bibliografia:

  1. Contrini, M. (2024). "La pericolosa legge antipirateria, spiegata semplice". matteosonoio.it

  2. Commissione Europea (2025). Lettera al Ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani sul Digital Services Act, 13 giugno 2025

  3. AGCOM (2024-2025). Delibere e comunicati su Piracy Shield

  4. Valigia Blu (2024). "Il caso Piracy Shield e i legami ambigui tra la Serie A e il governo"

  5. Calcio e Finanza (2024). "Effetto Piracy Shield: il servizio AirVPN abbandona l'Italia"

  6. TorrentFreak (2024). "Piracy Shield Cloudflare Disaster Blocks Countless Sites"

  7. Giornalettismo (2024). "Altri IP bloccati da Piracy Shield, c'è Imperva"

  8. Pagella Politica (2024). "Il pasticcio del Piracy Shield è colpa di un avverbio"

  9. Il Sole 24 Ore (2025). "Pirateria, la scure sugli utenti finali: comminate le prime 2.266 multe"

  10. Zeus News (2025). "Piracy Shield, i provider italiani presentano il conto: 10 milioni di euro l'anno"

  11. CCIA - Computer & Communications Industry Association (2025). Osservazioni alla Commissione Europea

  12. Cloudflare (2025). Rapporto all'USTR sulle barriere al commercio digitale